Il workshop di lancio del Venice Climate Assessment Report (VAR), tenutosi il 10 aprile 2026 a Palazzo Franchetti, ha riunito 73 partecipanti, tra cui 9 decisori (affiliati a Regione Veneto, Comune di Venezia, Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, Consiglio di Bacino Laguna di Venezia, Autorità Portuale), 46 studiosi e studiose di diversi ambiti disciplinari (affiliate a Ca’ Foscari, IUAV, CNR, Thetis, CMCC, VIU, CORILA, Università di Padova, ISPRA, ARPAV), 5 rappresentanti di attori economici (VERITAS, ACTV, Confindustria, ANCE) e 13 esponenti della società civile e ONG.
L’incontro ha segnato l’avvio ufficiale del percorso del VAR, un’iniziativa transdisciplinare coordinata dal CSRCC per mettere a sistema le conoscenze sugli impatti dei cambiamenti climatici, sui rischi e sulle opzioni di risposta per Venezia e la sua laguna. La giornata ha offerto uno spazio di confronto aperto e costruttivo tra mondo scientifico, istituzioni, settore privato e società civile, raccogliendo contributi fondamentali per definire le priorità conoscitive del rapporto e orientare i prossimi passi del processo.
Foto gallery
- 8.30 - Registrazione dei/delle partecipanti
- 9.00 - Saluti istituzionali
- Carlo Barbante, Presidente CSRCC, Università Ca’ Foscari Venezia
- Francesco Musco, Vicepresidente CSRCC, Università IUAV di Venezia
- 9.30 - Introduzione al Venice Climate Assessment Report
10.30 - Suddivisione in gruppi di lavoro
Cinque tavoli tematici dedicati a:
- Attori e governo del territorio
- Bisogni e prospettive della comunità locale
- Priorità per il VAR
- Soglie critiche per Venezia e la laguna
- Trasformazione verso un futuro sostenibile
- 12.15 - Sintesi dei gruppi di lavoro
- 13.00 - Conclusioni e prossimi passi
Durante la mattinata, i partecipanti si sono suddivisi in cinque Gruppi di Lavoro (GL), ciascuno dedicato a un tema chiave per la definizione del perimetro e delle priorità del VAR:
Quali sono i principali ostacoli che oggi limitano un’azione climatica efficace a Venezia?
Modalità di lavoro
Il gruppo si è concentrato sull’individuazione delle principali questioni ed ambiti decisionali che i partecipanti devono (o dovranno) affrontare per preparare il territorio veneziano in vista dei cambiamenti climatici, oltre che dei principali fattori abilitanti e limitanti che possono favorire o ostacolare le decisioni o la loro efficacia. Le risposte sono state raggruppate in cluster tematici per i quali è stato discusso in merito alle possibili soluzioni per superare le limitazioni e favorire decisioni maggiormente corrette ed efficaci per Venezia, la laguna e la terraferma.
Sintesi dei risultati
Nonostante il riconoscimento di alcuni fattori abilitanti (anche se attualmente non ancora adeguatamente sfruttati), l'efficacia delle decisioni e delle azioni per rendere Venezia a prova di clima è ostacolata o ridotta dalla frammentazione ed incertezza dei dati climatici alla scala locale; dalla scarsa consapevolezza e mancanza di informazioni condivise sugli impatti dei cambiamenti climatici o sulla loro urgenza; da uno scarso coordinamento istituzionale e settoriale; da una visione politica a breve termine che non negozia adeguatamente interessi privati con gli interessi della comunità per un territorio maggiormente resiliente.
Una maggiore sistematizzazione delle fonti e condivisione strutturata dei dati relativi a variabili e proiezioni climatiche, unitamente alla corretta comunicazione dei loro livelli di incertezza, potrebbero garantire decisioni maggiormente informate e aumentare la consapevolezza pubblica sui cambiamenti climatici, unitamente a campagne formative ed informative sul tema. Per essere maggiormente efficaci, le decisioni per affrontare gli impatti del clima dovrebbero inoltre beneficiare di formule di governance multi-livello che garantiscano maggior raccordo e coordinamento istituzionale, settoriale ed amministrativo e privilegino decisioni che guardino al lungo termine e che sappiano bilanciare con maggior efficacia il rapporto tra interessi privati e pubblici a favore della resilienza climatica del territorio.
Quali transizioni critiche potrebbero alterare in modo significativo il funzionamento del sistema veneziano e lagunare?
Modalità di lavoro
Le attività della giornata si sono concentrate sull'analisi delle soglie critiche, o tipping point, per Venezia e la sua laguna, adottando un approccio metodologico strutturato. Il gruppo di lavoro ha sviluppato un flusso logico sequenziale finalizzato a mappare le dinamiche di instabilità del sistema attraverso il riscontro operativo a tre quesiti programmatici:
- Identificazione dei limiti: Individuazione delle principali soglie critiche direttamente collegate agli impatti dei cambiamenti climatici sul territorio speculare e urbano.
- Analisi dei meccanismi: Definizione dei processi fisici, ecologici e antropici che regolano, accelerano o ritardano il raggiungimento di tali valori limite.
- Valutazione degli impatti: Definizione dei principali rischi ambientali, strutturali e socio-economici derivanti dal superamento dei punti di non ritorno (tipping points).
Il percorso analitico ha permesso di tradurre la complessità dei fenomeni climatici in una matrice di relazioni causa-effetto, ponendo le basi per la definizione degli scenari di gestione e adattamento del sistema lagunare.
Sintesi dei risultati
L'analisi dei risultati evidenzia una netta polarizzazione tra due visioni strategiche: l'approccio statico e conservativo, orientato alla strenua difesa delle morfologie e degli equilibri attuali, e l'approccio trasformativo, che accetta l'evoluzione morfologica e la progressiva "marinizzazione" causata dall'innalzamento del livello del mare. Questa transizione fisica si intreccia strettamente con l'emergenza di precise soglie sociali, rendendo indispensabile il monitoraggio costante del declino demografico, della perdita dei servizi essenziali e della pressione turistica, con soglie fisico-naturali. Per le soglie sociali, attraverso l'uso di indicatori specifici, come il rapporto tra abitanti e turisti, diventa possibile adottare contromisure efficaci per evitare che la città si svuoti della sua componente residenziale e si trasformi in un museo a cielo aperto. Per quanto riguarda le soglie fisico-naturali, i punti di svolta critici si dividono in due categorie distinte: i fattori interni e quelli esterni. I primi si manifestano su scala locale attraverso l'erosione dei fondali, la perdita delle barene e le variazioni di salinità, e risultano gestibili mediante politiche e interventi mirati del territorio. I secondi, di natura esogena come l'innalzamento dei mari e le dinamiche economiche globali, richiedono invece strategie sistemiche su scala molto più ampia.
Per garantire una governance efficace, la discussione evidenzia innanzitutto la necessità di integrare il panel con esperti in scienze sociali, discipline umanistiche e conservazione dei beni culturali. Questa inclusione mira a colmare l'attuale deficit di competenze registrato al tavolo di lavoro e a strutturare in modo più completo i dibattiti futuri. Strettamente legata a questo ampliamento è l'esplicitazione preliminare degli scenari di riferimento: il documento deve infatti richiedere la definizione chiara degli obiettivi politici a monte, identificando se la linea d'azione sia proteggere, adattare o trasformare il territorio, prima di poter quantificare e valutare le soglie di impatto tollerabili.
Sul piano metodologico, diventa essenziale lo sviluppo e l'adozione di nuovi indicatori e modelli che vadano oltre i parametri tradizionali. La discussione suggerisce l'introduzione di metriche socio-ambientali integrate, capaci ad esempio di misurare l'impatto dello spopolamento sulla manutenzione del patrimonio, unite a modelli predittivi in grado di intercettare gli effetti a cascata e i feedback cumulativi. Questo impianto metodologico deve infine supportare un ruolo proattivo della scienza. La discussione del tavolo di lavoro suggerisce che il report non deve limitarsi a fotografare la situazione, ma deve tradurre la complessità tecnica in opzioni d'intervento concrete, aiutando la comunità scientifica a promuovere l'alfabetizzazione climatica della classe dirigente, con l'obiettivo fondamentale di colmare il divario tra l'evidenza scientifica e l'azione politica.
Quali aspetti approfondire nel VAR per rispondere ai bisogni decisionali di Venezia?
Modalità di lavoro
Il gruppo ha lavorato a partire da una raccolta individuale di priorità considerate rilevanti per supportare decisioni concrete sul cambiamento climatico nella laguna di Venezia. Le varie priorità emerse sono poi state raggruppate in cluster tematici e discusse collettivamente. La discussione, inizialmente pensata come esercizio di prioritizzazione, si è evoluta spontaneamente verso un confronto più ampio sulle principali criticità strutturali che oggi limitano la capacità di comprendere, integrare e utilizzare le conoscenze climatiche nel contesto veneziano. Il lavoro si è quindi concentrato soprattutto sull’identificazione di bisogni conoscitivi, limiti operativi e implicazioni per il supporto alle decisioni, con particolare attenzione all’integrazione tra dati e scenari, alla traduzione della conoscenza scientifica in strumenti decisionali, all’approccio sistemico ai rischi climatici e alla governance dell’adattamento.
Sintesi dei risultati
Il gruppo ha evidenziato come il problema principale non sia tanto la mancanza di dati o conoscenze scientifiche, quanto la loro frammentazione e la difficoltà di integrarli e renderli realmente utilizzabili nei processi decisionali. Pur riconoscendo l’esistenza di una grande quantità di dati, modelli e strumenti già disponibili, è emersa la necessità di costruire sistemi di conoscenza maggiormente integrati, capaci di collegare osservazioni, monitoraggi, modelli climatici e scenari futuri, anche attraverso il rafforzamento di sistemi di monitoraggio continuativo e la costruzione di scenari locali utilizzabili per supportare decisioni di gestione.
La discussione ha inoltre evidenziato la necessità di affrontare il cambiamento climatico attraverso un approccio realmente sistemico. Gli impatti climatici sono stati interpretati come il risultato di interazioni complesse tra ecosistemi, infrastrutture, economia, salute, turismo, pesca, patrimonio culturale e governance, rendendo evidente il limite di approcci troppo settoriali o frammentati. In questo contesto è stata sottolineata l’importanza di considerare effetti indiretti, trade-off, effetti a cascata e possibili conflitti tra obiettivi diversi, oltre alla necessità di includere in modo più esplicito alcuni temi attualmente meno rappresentati, come gli impatti sulla salute.
Un ulteriore elemento centrale emerso dal gruppo riguarda il rapporto tra conoscenza scientifica e decisione. È stato sottolineato come dati e modelli, se non adeguatamente tradotti, rischino di rimanere poco utilizzabili da decisori e stakeholder. È quindi emersa la necessità di sviluppare scenari, narrative e strumenti interpretativi maggiormente comprensibili, capaci di rendere più chiare le implicazioni delle diverse scelte di adattamento e di supportare processi decisionali più consapevoli.
Infine, il gruppo ha evidenziato l’importanza della dimensione storica, culturale e ambientale della laguna di Venezia, considerata fondamentale per interpretare vulnerabilità, rischi e possibili traiettorie future del territorio. È emersa quindi la necessità di sviluppare approcci di governance più integrati e orientati al lungo termine, accompagnati da processi partecipativi e transdisciplinari capaci di mettere in dialogo conoscenze scientifiche, saperi locali e differenti visioni del futuro della laguna.
Com’è percepito e vissuto il cambiamento climatico dalla comunità locale?
Modalità di lavoro
Ci siamo concentrati nell’individuare i collegamenti tra i bisogni delle comunità locali in relazione agli impatti del cambiamento climatico, le relative iniziative sul territorio e i rischi derivanti. Il metodo usato parte da una riflessione individuale sui bisogni, che sono stati scritti su post-it e raggruppati in “gruppi” di bisogni. Una seconda fase di discussione a gruppi ha riportato le iniziative e conoscenze relative ai gruppi di bisogni, marcando la loro presenza o assenza sul territorio, e i rischi che derivano dalla mancanza di un’adeguata risposta ai bisogni emersi. La fase finale ha visto una discussione aperta per riassumere, confrontarsi e ribadire i punti chiave.
Sintesi dei risultati
La risposta della comunità locale ha evidenziato una forte richiesta di migliorare i processi di comunicazione, partecipazione e narrazione della situazione attuale e dei cambiamenti in corso. La mancanza di coordinamento tra il comune e le realtà operanti sul territorio, la mancanza di spazi e occasioni di confronto, la mancanza di spiegazioni chiari e comprensibili, la mancanza di strumenti e servizi per la collettività e per la protezione dell’ecosistema lagunare, la frammentazione delle iniziative e la loro scarsa visibilità e organizzazione corrono il rischio di aumentare l’erosione sociale, la sfiducia verso le istituzioni, la perdita di biodiversità e la perdita di saperi e mestieri tradizionali legati all’ambiente lagunare - con ripercussioni molto forti sulla vita quotidiana. Emerge una spinta a non limitare il VAR ad un semplice report finale, ma di allargare tutto il processo contribuendo ad aumentare, offrire, migliorare e mantenere, tra le altre cose:
- Occasioni di incontro, scambio e riflessione tra decisori, scienziati e società civile;
- Diversi tipi di output su vari livelli che includano anche le tappe intermedie del progetto e che possano essere fruibili da un ampio range di persone, enti ed istituzioni (a livello politico, scientifico, sociale, educativo).
Quali fattori e forme di conoscenza sono necessari per innescare una trasformazione orientata alla sostenibilità?
Modalità di lavoro
Il gruppo ha lavorato utilizzando il metodo dei Tre Orizzonti, per esplorare il sistema veneziano nel tempo attraverso tre domande chiave:
- descrizione del business as usual, distinguendo ciò che oggi ostacola la sostenibilità da ciò che invece rappresenta un’eredità preziosa;
- elaborazione di una visione di futuro sostenibile, identificando valori e forme di conoscenza che lo caratterizzano;
- individuazione dei fattori dirompenti che possono attivare la trasformazione, distinguendo quelli che rafforzano l’esistente da quelli che aprono nuove traiettorie.
Sintesi dei risultati
- Business as usual: Il sistema attuale è segnato da frammentazione gestionale, approcci settoriali e mancanza di coordinamento, che impediscono una visione unitaria della laguna. La governance è spesso reattiva, priva di capacità anticipatoria, mentre un modello economico estrattivo (overtourism, sovrasfruttamento, perdita di valore comune) indebolisce il sistema socio‑ecologico. Persistono inoltre asimmetrie territoriali tra la città storica e le aree circostanti (“Veneziacentrismo”), dipendenza dai combustibili fossili, approcci tecnocratici privi di partecipazione e un forte de‑popolamento della città storica. Accanto a queste criticità, il territorio lagunare conserva però un patrimonio prezioso: conoscenze ecologiche locali, senso di comunità, attivismo civico, una lunga storia di co‑evoluzione tra umani e laguna, e il ruolo di laboratorio sperimentale internazionale, insieme ai valori culturali, ambientali e paesaggistici del sito UNESCO.
- Valori e forme di conoscenza in un futuro sostenibile: Il futuro immaginato è quello di un sistema città‑laguna riconnesso, gestito in modo unitario e fondato sulla diversità ecologica e culturale come fonte di resilienza. La laguna è vista come un sistema bio‑culturale tutelato, in cui il benessere ambientale sostiene il benessere di abitanti umani e non umani. Questo futuro si basa su conoscenze locali rivalutate, un’etica ecologica diffusa e una consapevolezza sociale che riconosce il valore della qualità della vita oltre il turismo. La governance è condivisa, partecipativa e adattiva, orientata da valori relazionali, responsabilità collettiva e capacità anticipatoria, fino a immaginare la laguna come soggetto giuridico. Venezia diventa un laboratorio planetario di incrocio dei saperi, dove scienze, humanities e arti collaborano per anticipare i problemi e reinventare l’educazione. Infine, emerge una nuova economia diversificata, legata a una nuova popolazione residente, a istituzioni culturali e scientifiche e a un turismo sostenibile e consapevole.
- Fattori dirompenti: La trasformazione può essere attivata da un forte investimento in educazione ecologica e relazionale, attraverso una profonda riforma capace di superare il settorialismo dei saperi. La partecipazione diventa un’infrastruttura permanente di inclusione, cura dei luoghi e processi decisionali condivisi. Una nuova narrazione di Venezia, meno autoreferenziale e più capace di integrare città storica, laguna e terraferma, può aprire traiettorie trasformative. L’incrocio dei saperi, incluse le environmental humanities, è visto come strumento per decisioni più consapevoli e integrate. La gestione integrata della laguna rappresenta un punto di svolta: scelte come la soglia di attivazione del MOSE possono favorire la trasformazione o rafforzare il business as usual. Infine, serve un coordinamento gestionale che superi individualismi e interventi puntuali, attivando governance partecipativa su scala più ampia.
Per maggiori informazioni, è possibile consultare il report completo dei cinque gruppi di lavoro.
Durante il workshop è emersa una forte convergenza su alcune priorità chiave per orientare il Venice Climate Assessment Report (VAR). I partecipanti hanno evidenziato la necessità di integrare saperi diversi, rafforzare il coordinamento istituzionale e rendere la conoscenza scientifica più accessibile e utilizzabile nei processi decisionali. Le raccomandazioni che seguono sintetizzano i principali orientamenti condivisi dai gruppi di lavoro.
- Integrare le prospettive delle scienze sociali e umane in tutti i gruppi di lavoro del report, inclusi i capitoli a carattere più tecnico.
- Sviluppare una narrativa climatica nuova e condivisa per Venezia e la sua laguna, rendendo le conoscenze scientifiche accessibili e utilizzabili per i decisori politici e per il pubblico più ampio.
- Riconoscere, valorizzare e integrare le conoscenze e la cultura locali, considerate come veri e propri semi di trasformazione verso la sostenibilità.
- Rendere la partecipazione una componente essenziale del processo VAR, promuovendo apertura, coinvolgimento pubblico e dialogo tra studiosi, decisori politici e società civile.
- Affrontare l’attuale mancanza di coordinamento e di una visione unitaria che limita l’efficacia della governance climatica e dei processi decisionali.
- Rafforzare la comprensione delle complessità della governance e delle interrelazioni istituzionali, che devono essere affrontate per consentire azioni climatiche coordinate ed efficaci e processi decisionali più solidi.
- Evidenziare il ruolo dell’educazione come leva chiave per la trasformazione e la resilienza di lungo periodo, una leva che richiede una profonda riforma del modo in cui la conoscenza viene appresa e trasmessa, andando oltre la compartimentazione delle discipline.
- Colmare il divario tra conoscenza teorica e implementazione pratica, integrando nel report forme di conoscenza che riflettano l’esperienza e le competenze pratiche degli stakeholder, ad esempio: rischi settoriali, protocolli per la gestione ordinaria degli eventi estremi, e incentivi per l’adattamento (esistenti e in corso di progettazione).
- Analizzare i rischi e gli impatti settoriali all’interno di un quadro sistemico più ampio, evidenziando interconnessioni, effetti a cascata e percorsi integrati di adattamento.
- Fornire una sintesi sistematica e completa delle conoscenze scientifiche esistenti su osservazioni climatiche, dati e proiezioni per l’area della Laguna di Venezia.
- Riconoscere e comunicare in modo chiaro le incertezze associate ai dati e alle proiezioni climatiche.
- Creare diverse tipologie di output con differenti obiettivi comunicativi, andando oltre la sola produzione di un rapporto scientifico.